Frammenti di Rock


  • Nulla è perché sia (29/04/2003).

  • Nutro il massimo rispetto per le cose che funzionano (2011).

  • La Fisica non è democratica (2007).

  • La vita è come un bordello: quella che ti piace è sempre occupata (estate 2008).

  • Conoscere attraverso le cause, agire per gli effetti (24/10/2011).

  • I can control my breath, but I cannot control my heart. (20/01/2012)

  • Ogni momento è unico. (15/03/2012)

  • Only fool men and wise men are happy. Is it the same? (19/07/2012)

  • Have fun every day! (07/04/2013)

domenica 17 luglio 2011

Riflessioni sulla metafora dell'acqua

L'acqua può essere colpita da pugni e calci, ma questi non la possono ferire e alla fine tornerà al proprio posto.
L'acqua può essere accoltellata e fucilata, ma le sue ferite si richiuderanno immediatamente tra bolle e increspature.
L'acqua non ha forma, ma può penetrare e spezzare le rocce più dure.
L'acqua può essere raccolta e rinchiusa in recipienti e non avendo forma propria si adatterà alla propria posizione, ma appena sarà liberata cercherà un nuovo equilibrio.
Se la temperatura però si abbassa a sufficienza, l'acqua diventa ghiaccio e può rompere la bottiglia che lo contiene.
Il ghiaccio può fratturarsi e frantumarsi. Può restare duro e compatto per millenni, ma si può tagliare e fessurare.
Se la temperatura invece si alza abbastanza, l'acqua evapora, diventa arrendevole e perde la sua forza prima inarrestabile.
La via è l'equilibrio tra forza e flessibilità.

lunedì 20 giugno 2011

Chi sono?

Chi sono?
L'antichissima domanda
Che ogni uomo si è posto
In ogni tempo.
Anche se guarda in uno specchio
e riconosce il volto,
anche se conosce il suo nome
la sua età e la sua storia,
alla fin fine, continua a domandarsi,
chi sono?
Un gigante tra gli uomini,
signore di tutto quel che sorveglio,
o un inutile pigmeo
che ostacola maldestro la sua stessa strada?
Il gentiluomo sicuro di sè
con uno stile vincente,
nato per comandare
che si fa subito degli amici,
o un animo tremebondo
che tra estranei cammina in punta di piedi,
che, dietro a un sorriso di ghiaccio, trema
come un ragazzino perso in una foresta oscura?
La maggior parte di noi brama l'unicità,
ma teme di essere l'altro.
Eppure può essere
ciò che aspira a essere.
Chi coltiva
i proprio istinti naturali,
chi concentra le loro facoltà
sul buono, l'ammirevole, l'eccellente,
e crede di poterlo raggiungere
avrà ricompensata la fiducia.
E, nel processo,
scoprirà la vera identità
di chi guarda da dietro lo specchio.
SEI TU?
Coloro che dubitano dissero,
"l'uomo non può volare".
Coloro che agiscono dissero,
"Forse, ma ci proveremo",
e infine spiccarono il volo
nello splendore mattutino,
mentre gli increduli
li guardavano da giù.
Coloro che dubitano dissero
che la terra era piatta,
navi partirono verso l'estremo confine,
tutto lì!
Ma un mondo nuovo di zecca
trovarono alcuni di coloro che agiscono,
e ritornarono per dimostrare
che questo pianeta è tondo.
Coloro che dubitano sapevano
che era un fatto, "Di certo,
nessun congegno rumoroso
potrebbe sostituire il cavallo".
Tuttavia i carri
di coloro che agiscono, senza cavallo,
attraversarono
tutte le strade a tempo
ma coloro che continuarono a dire
"non può essere fatto"
non furono mai vincitori
né mai ebbero onori.
Tutto ciò andò, piuttosto,
a chi credeva fosse possibile fare,
mentre coloro che dubitano
guardavano da molto lontano.

Bruce Lee

venerdì 4 marzo 2011

Finché c'è guerra c'è speranza

Nel suo romanzo 1984, George Orwell sosteneva che, quando la Terra era stata spartita tra tre superpotenze (Oceania, Eurasia ed Eastasia), le guerre erano necessarie per eliminare il surplus di produzione che altrimenti sarebbe andato a favore dei proletari. L'utilizzo delle macchine per svolgere le attività agricole e industriali, infatti, avrebbe potuto produrre cibo ed altri beni a sufficienza per l'intera popolazione mondiale, ma ciò avrebbe permesso ai proletari di avere del tempo per istruirsi e cominciare a ragionare e a desiderare la propria libertà.
Quello resta solo un romanzo, ma l'idea della connessione tra guerra ed economia, ben al di là della produzione di armamenti, non è nuova.
Segnalo dunque un articolo del Sole 24 Ore che riporta uno studio sull'argomento. Questo non è un romanzo.

venerdì 18 febbraio 2011

Sopra il monumento ai caduti

Ieri mattina, recandomi ancora una volta alla piazza di Polverara, ho trovato dei lavori in corso. Molte volte ho percorso quella strada: per andare alle scuole elementari, alle medie, per la ginnastica correttiva, la messa, il catechismo e infine per prendere la corriera che, ad orari scomodi, mi portava - e porta, se occorre - a Padova o a Piove.
Nel tempo non sono stati pochi i cambiamenti che via Volparo e via Roma hanno subito: la ristrutturazione dell'asilo che ho frequentato per tre anni, gestito dalle suore, la chiusura del ferramenta giusto a fianco alla palestra, la messa a norma e in sicurezza delle scuole elementari e medie, che io rivedo solo dall'esterno, dopo avervi trascorso tanto tempo. Il vecchio bar è ormai scarsamente frequentato, superato da uno nuovo, l'"Hard Rock Café" che, alla bisogna, dicono possa ospitarti per la notte. Per quanti anni in quei locali hanno lavorato i vecchi giornalai? Giusto di fronte a loro c'era un micro-supermercato, poi acquistato da una banca, la prima che abbia osato sedersi a Polverara. Però questa volta la mutazione ha superato ogni aspettativa.
Di fronte al piazzale della chiesa, anch'esso rifatto (il selciato è costato un occhio della testa, ma l'estetica è migliorata molto dai tempi della semplice asfaltatura alla contadina - per non parlare del campo di calcio che le era a fianco, ora smantellato e ricostruito a fianco del cimitero), infatti, c'è un monumento ai caduti, una madre piangente che tiene in braccio il figliolo, di bronzo, con un fondale di lastre in marmo. Questo rustico monumento stava su un basamento rettangolare, di circa dieci e quindici metri di lato, che lo alzava di circa un metro dal piano stradale. Avevano poi costruito una rampa perché le automibili ed il mercato del lunedì ci potessero salire. Ora, però, il basamento, punto di ritrovo di tanti giovani quand'ero fanciullo e adolescente, è stato tolto e ne resta solo la spoglia scultura. Mi chiedo cosa ne succederà.

sabato 1 gennaio 2011

Buon anno

...e così anche il 2010 fa parte della storia, del passato. Come sempre ci sono stati alti e bassi, gioie e dispiaceri, piccoli e grandi; il caso (o il destino, a seconda dei punti di vista) ci ha presentato molte prove e magari non siamo riusciti a superarle tutte; forse non siamo riusciti ad ottenere quello che volevamo, nella forma in cui lo volevamo.
Non so se davvero esista la felicità; certamente ognuno può fare del proprio meglio per avvicinarvisi, anche se poi magari i nostri sforzi verranno premiati in modo ben diverso da quello che ci saremmo aspettati all'inizio; o almeno così capita a me quando le cose vanno bene.
Quel che so è che il passato non si può cambiare, ma che abbiamo ancora un'opportunità - anche se bisogna lottare! L'opportunità di fare del nostro meglio in quel che ci sta a cuore, di imparare dalle esperienze proprie ed altrui, di divertirci, di cercare un po' di affetto e di amore su questo pianeta. Probabilmente ci saranno ancora momenti amari, episodi duri e difficili per ciascuno, ma, assieme a questi, in un modo che ci sorprenderà e supererà la nostra fantasia, credo che verranno anche tempi di gioia, serenità e riso. Questa almeno è la mia illusione, la mia speranza. Per favore, non toglietemela.
A tutti auguro un buon anno nuovo.

lunedì 29 novembre 2010

Nel vento

Dicevano di lui che fosse un cacciatore, ma nessuno lo aveva mai visto imbracciare un fucile. Dicevano di lui che fosse un poeta, ma nessuno aveva mai udito i suoi versi. Dicevano di lui che fosse un musicista, ma nessuno lo aveva mai visto suonare. L'unica cosa che la gente gli aveva visto fare, era starsene seduto davanti all'ingresso della stazione ferroviaria, fumando i rimasugli di qualche sigaro e bevendo dalla solita fiasca un sorso di raboso. A volte, però, spariva per qualche giorno. Ormai tutti sapevano che sarebbe tornato di lì a poco e nessuno se ne preoccupava; quando lasciava i suoi cartoni in un angolo, nessuno glieli toccava. E quando tornava aveva di nuovo con sé la bottiglia piena e lo spirito stanco. Evitava lo sguardo delle persone, non voleva elemosina. Chiedeva solo un piccolo spazio da cui poter guardare la gente che, frettolosa, passava da una città all'altra. Che cosa ci trovasse, in quello spettacolo tanto prezioso, restò un mistero.
Un giorno, come tante altre volte, se ne partì dal suo angolo.
Ma quella volta non tornò più indietro. Dicono però, adesso che i suoi cartoni sono stati rubati dal vento, bagnati dalla pioggia e sepolti dalla neve, che qualcosa di lui sia comunque rimasto. Se soffia il vento, d'estate quando smuove l'erba rigogliosa o d'inverno quando va ad affilare le lame di ghiaccio, alcuni dicono di sentire un lamento, una lieve voce sussurrare tristi canzoni.

venerdì 26 novembre 2010

Back to the blog

Dopo vari mesi di assenza, torno a scrivere su questo blog, che ho snellito di vari orpelli. Così riprende la dinamica tra questo laboratorio e la mia pagina web ufficiale, pur con una lieve cruciale modifica: scriverò in italiano.